L’artista artigiano scopre il ping pong di Paolo Caroli


Nella vita di tutti i giorni non tutte le storie si possono raccontare ma a volte capita l’eccezione, e questa si può raccontare.

Il protagonista si chiama Ennio Ballabene , artigiano “torniante” con capannone a Faenza, appassionato di motori, e quindi amante della velocità su due ruote che però un bel giorno grazie ad un amico scultore scopre il ping pong  a 57 anni.

Intanto va spiegato cosa vuol dire torniante: è l’arte antica del mastro vasaio che lavora , manipola,  domina  l’argilla al tornio e quindi crea con le mani modellando il manufatto dandogli la forma desiderata.

Un’arte che va scomparendo , a lui la difficile “mission” di trasmetterla alle nuove generazioni.

Una bella storia la sua, di un predestinato, decise di diventare torniante a 9 anni, ebbe la fortuna di avere come maestro Adriano Fava e l’appoggio poi del grande ceramista faentino Carlo Zauli.

Fino ad arrivare ai giorni nostri: un bel giorno monta il tavolo all’interno del capannone , prende lezione dall’amico scultore e strada facendo ci prende gusto e coinvolge anche i figli .

Quando poi si dice che la passione aguzza l’ingegno ,  si inventa anche il modo di allenarsi  da solo costruendosi dei pannelli regolabili con la pallina che ritorna sempre sul campo e pure uno specchio per vedersi e correggere gli errori di movimento .

Scopre che si può smettere di lavorare alle 19,00 anziché alle 21,00,  così è stato per 35 anni, e con l’entusiasmo di un ragazzino in erba frequenta la società l’ACLI LUGO, si inserisce bellamente nel gruppo ed il gioco è fatto.

Sempre presente a tutti gli allenamenti sta crescendo anche tecnicamente, ed ora il suo obiettivo è quello di giocare in serie D3, impensabile sette mesi fa, per uno che non aveva mai tenuto una racchetta in mano.  

E così l’artista artigiano, il “torniante” per antonomasia alla ricerca di nuove emozioni ha scoperto il ping pong, o meglio ha scoperto il tennistavolo.