Il fiore di loto , una magia estiva in grave pericolo .


Ho scoperto questo angolo naturalistico , il parco e il suo laghetto 6 anni fa, un anno dopo la pensione.
Prima attraversavo il parco a piedi o in bicicletta ma andavo di fretta , quella fretta che non fa vedere il
bello che c’è attorno , perché non avevo tempo .
il laghetto lo sfioravo appena, percepivo qualcosa di strano e di misterioso , ma rimandavo ad un’altra
volta, ad altri momenti.
Un giorno mi sono fermato ed è stato innamoramento.
Da allora frequento questo luogo immerso nel verde tutto l’anno , anche d’inverno quando il parco è
spoglio, il laghetto è inanimato e riposa nel suo leggero silenzio.
Abito nelle vicinanze, di là dal canale e le mie visite quotidiane , piano piano , sono diventate una sorta di
bagno e rifugio spirituale, perché entro in un piccolo tempio naturale.
A primavera l’occhio si ferma di fronte all’incanto dei colori , nei prati spicca il lenzuolo giallo di ranuncoli e
il laghetto luccica con giochi scintillanti dell’acqua .
E’ nel periodo estivo che il laghetto si trasforma , si anima , diventa speciale , magico ed esotico nello
stesso tempo.
Il massimo , unico nel suo genere , è l’avvolgente fioritura del fiore di loto , il Nelumba Nucifera , “ la luce
del cuore” dei buddisti, per loro è l’emblema del trionfo del bene sul male, dalla melma del mondo
spunta la bellezza. E’ proprio una vera bellezza
E gli occhi sono attratti , catturati come una calamita da questa mutante esplosione floreale .
E’ una fortuna che dura circa tre mesi , da metà giugno coi primi boccioli che si schiudono e annunciano la
festa , fino ai primi di settembre , col saluto riverente dell’ultimo fiore .
Una fioritura a scacchiera che si sviluppa e si propaga nel laghetto, fioritura che si rinnova e si ripete ogni
giorno , grazie all’ambiente ricco di possenti alberi che fanno ombra, , e al suo particolare micro clima .
E’ un balletto metafisico che dialoga col vento , una silenziosa marea sciabordante di petali e colori.
Anche le api condividono questa spettacolo e impazziscono sul fiore di loto , si scatenano in vivaci balletti
ed ebbre poi inciampano e si rovesciano sui pistilli dorati, e poi volano altrove.
In lontananza , il rumore di frenetica ferraglia , diventa una nenia sopportabile che scivola via .
In questi 6 anni a tutt’oggi , con la mia macchina fotografica, una Canon SX 30, ho scattato circa diecimila
foto tutte raccolte nel computer , suddivise in cartelle per annata.
Il digitale per me è stata una grande scoperta.
Ho scattato fotografie per fissare il fior di loto in tutti i suoi cambiamenti , per cogliere le tante sfumature
dei colori, per gustare il suo linguaggio mutevole, in una sorta di piacere interiore.
Scatto foto perché rimanga traccia nel tempo.
Ho avuto in questi anni molti incontri , gente di fuori , soprattutto cicloturisti di tutte le età , giovani e
meno giovani , uomini e donne , e non pochi appassionati fotografi naturalisti .
Persone mai viste , chi lì per caso come turisti oppure degli habitué , ognuno spinto dal bisogno interiore,
ognuno con la sua storia da raccontare .
Sono incontri piacevoli , ci scambiamo le nostre impressioni del parco , del laghetto , del gioco floreale
inebriante , e in tutti ci accomuna uno spirito di forte condivisione.
Ci diciamo :” Il bello c’è ed è sorprendentemente proprio sotto casa “.
E poi ancora riporto i commenti di visitatori esterni :” peccato che questo ambiente non sia sfruttato
come merita, il percorso visivo è consentito solo da una parte , è una risorsa naturale non adeguatamente
reclamizzata e non valorizzata al meglio ( il vostro sito comunale presenta tre foto insignificanti e un
commento dispersivo, a parte due righe , non invita ad andare a vedere ) . L’abbiamo scoperto per caso .
E’ un luogo che tanti invidierebbero con qualche idea in più “.
Oggi l’ingresso alla torretta dalla parte di via Brignani chiusa dall’estate scorsa è stato riaperta ; è rimasta
una rete grigliata antiestetica che ne sbarrava l’ingresso; il sentierino col suo tunnel di canne creato dalla
natura è in stato di abbandono , carta, bottiglie di plastica e di vetro verso la torretta.
Non esiste un percorso circumlacuale attorno al laghetto , il camminamento è solo da una parte , quello
breve che guarda il parco giochi . Un po’ poco.
Il resto sembra lasciato alla natura o al caso.
Dalla parte opposta del laghetto dove è situata la seconda torretta , oggi transennata , è chiusa al pubblico
forse per vandalismi e perché collabente dal tetto in legno .
Quanto rimarrà così?
Questa zona , lentamente nel tempo è preclusa la vista del laghetto ; il fior di loto non può essere
ammirato in piena fioritura né sotto sponda né da lontano , se non dalla torretta , che ora non c’è più .
C’è una barriera di cannucce , che anno dopo anno cresce naturalmente , si erge come un muro
invalicabile per tutto il fronte fino al fondo del laghetto.
E’ il segnale che il laghetto si ritira.
La natura non ha colpe , segue il suo corso .
Di chi la colpa allora ?
Questo osservo , questo racconto.
L’anno passato , una calda mattina d’estate , ho accompagnato alcuni cicloturisti a fare “pipì” o altro ai
WC del Centro commerciale IL GLOBO .
Il WC del parco è stato smantellato , dopo ripetuti vandalismi , e non è stato ancora sostituito.
Vi lascio immaginare dove si va a fare “pipi”. E’ giusto tutto ciò?
Il parco giochi è sì curato , solo quello , pur in un ambiente piccolo è sempre più frequentato.
Il resto della parco che è la parte più vasta coi suoi 5-6 ettari , tempo addietro aveva alcune panchine ai
margini del l’attraversamento , ora non più , sono state tolte.
E’ sparito anche il piccolo anfiteatro in legno posto dietro la costruzione –museo di legno aperto qualche
volta in un anno ; sono rimasti solitari e vuoti i 6 pannelli di legno.
Tempo addietro a c’erano stampe e informazioni sulle erbe e piante officinali .
Le altre zone prative ogni tanto sono tagliate, ma non sempre in modo puntuale.
Colpa della burocrazia coi suoi tempi notoriamente lunghi ? Noncuranza ?
Menefreghismo verso un bene di uso pubblico? ( che è stato acquistato con soldi pubblici ) .
Cattiva organizzazione ? Mancanza di risorse finanziarie ? O altro ancora ?
Anni fa , credo una quindicina , ci fu una lunga estate torrida e una mattina fui svegliato da un fetore
mortifero che veniva dal parco.
Il laghetto era collassato per l’eccessiva evaporazione causato dal caldo.
L’acqua era ai minimi vitali , ci fu una moria di pesce incolpevole , circa 1 quintale , tra carpe, gobbe,
tinche, scardole, pesci rossi che per assenza di ossigeno salì in superficie boccheggiante e morì .
L’intervento idrico fu troppo tardivo.
Ecco il perché del mio grido nell’imminente fioritura : “ il fiore di loto è in grave pericolo e forse morirà “.
Il titolo serve per dare una scossa , per correre ai ripari in tempo.
Dopo la moria di pesci , una perdita spiacevole , nuovamente potrebbe succedere l’irreparabile.
Non faccio la Cassandra.
Ve lo spiego domani nel prossimo articolo.
Fine della prima parte