VELA BIANCA – atto secondo – Le brioches vegane: una cascata di fragranza. di Paolo Caroli


Cari lettori, eccomi qua in pista, o meglio in pasticceria, alla VELA BIANCA
di Punta Marina.
L’articolo precedente, uscito a dicembre prima delle feste natalizie,
“Quando far colazione è una festa”, è stato un piccolo omaggio a Manù ed
Antonella, dopo un anno di colazioni con la “C” maiuscola.
L’articolo ha avuto 1.017 cliccate tra face book e Pavaglionelugo.net,
giornale on-line per il quale scrivo da un po’ di tempo. Un numero
gratificante, che ho immortalato in un quadrettino di terracotta.
Un grazie ai lettori, da un appassionato della penna, che si diverte così,
guardando il mondo.
Perché atto secondo?
Perché in questo caso un piccolo approfondimento “pasticcero” è quasi
d’obbligo.
Perciò mi butto sulle brioches “vegane”, che stanno raggruppate in un
vassoio al banco con tanto di nome, che vi voglio descrivere nei piccoli
dettagli.
Intanto è la nuova nicchia, non sono molte, ma cresceranno, e si giocheranno
la leadership coi “bomboloni caldi”, fiore all’occhiello della pasticceria,
conosciutissimi dal famelico popolo notturno.
Ho gustato queste “chiccherie”, corpose nella forma e nella sostanza, e mi
sono deliziato in “cotanta fragrantia” per la gioia del palato e della
mente.
Ad occhi chiusi, in religioso silenzio; una cascata che sa di divino.
Non è stato difficile entrare in questo ordine di idee, come dire a due
ganasce.
Ho già fatto tante colazioni ad oggi, che diventeranno sempre più
innumerevoli.
Un vero toccasana di energia per la mia ginnastica in acqua termale calda.
Stilare poi la classifica della bontà non è stato difficile.
Siamo al trenta lode, per capirci.
Ecco allora la sfoglia ai frutti di bosco, con due finestrelle che debordano
dense e rosseggianti di frutti( mirtillo, lampone, fragola), che si offrono
generosi al palato, come una placida marea.
Il fagottino di sfoglia coi cubetti del frutto; quel sapore lievemente
acidulo, di lei, la mela , la regina della seduzione, che si insinua tra
lingua e palato e sembra dire “mordimi, mordimi, sono tua, finiscimi”.
E ancora la sfoglia all’albicocca, quel sole in bocca col suo profumo
avvolgente;il fagottino all’arancio col suo colore pieno di allegria, e
infine la sfoglia di crema vegana che sembra lo sciabordio del mare.
Allora la saliva ai bordi aumenta; è una lieve cascata d’acqua che prepara
la bocca all’assalto finale.
Ho fatto assaggiare la brioche ai frutti di bosco al nipotino, 3 anni da
compiere a fine gennaio.
Per “Ale” , giudice in erba, il voto finale è stato: indice della mano
destra affondato più volte sulla guancia con tanto di “barosola”, tutto
sorridente.
I bambini piccoli, si sa, non sanno mentire.
E “dulcis in fundo”, non può mancare il cappuccino della creativa Alberta,
che come il caffè, ha una bianca montagna di panna lattea, densa accogliente
e morbidosa, inaffondabile, su cui spiccano invitanti tre cuori al
cioccolato.
Mi hanno chiesto dopo il primo articolo, che ciò che ho scritto invita
all’assaggio.
Ebbene sì, confesso, lo scopo era anche quello, ma soprattutto descrivere e
trasmettere le mie sensazioni e condividerle.
E’ un invito ad esserci, dunque, a trovarci in allegria, per ridere alla
vita, e sorridere nel modo più semplice che ci sia.: a mordere una sfoglia
alla mela, ai frutti di bosco, all’albicocca, all’arancio, alla crema.